PM Renzi sets the tone for the Italian 2017 Summit: Africa and migrations at the forefront

20160526_160123 bisPrime Minster Matteo Renzi met the Italian media at the Ise Shima G7 Summit. Even if questions about the Italian scene crowded the setting, including a constitutional referendum next autumn with substantive changes in the pipeline, Renzi managed to steer the conversation to the content agenda, including growth, the fate of the global and expansive fiscal policies. The Italian Prime Minister did not miss the opportunity to pick up some of thorny issues in the public debate too. He confirmed the line that migrations and terrorism are not linked; terrorism is rather stemming from radicalization processes from with our own countries. There is more than that: Renzi called for a plan for Africa to address to root cause of migration. The wording was careful and cautious of the new African reality, but the message was clear. The other side of the coin is that this African plan seems at the moment to translate into the migration compact, namely the plan Italy submitted to its EU partners in April. The problem with the migration compact is that it is not development cooperation as we know it; it is a rather a kind of a give‑and‑take agreement: African countries will get financial support if and when implementing measures to stem migration flows; including repatriation policies. These kinds of agreements may even work in the short term, but they are not poised to reverse the global trends, which require long term, patient development cooperation. This is something PM Renzi needs to factor in. ldf

G7 Ise-Shima – ActionAid: l’accoglienza dei migranti non si può negoziare

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CSOs’ scores on the Ise Shima outcoome document

Comunicato stampa

 G7 Ise-Shima – ActionAid: l’accoglienza dei migranti non si può negoziare.

Modificare il migration compact per affrontare il problema alla radice

 Per un’azione efficace, è necessario distinguere la cooperazione allo sviluppo da altre forme di partenariato e non imporre condizioni inique in cambio di aiuti.

 Ise-Shima (Giappone), 27 maggio 2016 – Il migration compact può essere incisivo se non imporrà condizioni inique ai paesi più poveri. Secondo ActionAid, la decisione del premier Renzi di portare al tavolo del G7 il tema dei flussi migratori è un’importante iniziativa; la proposta italiana presenta però dei punti deboli. Il migration compact richiede infatti che sia necessario accettare le regole dell’Europa per combattere povertà e inuguaglianza. Il cuore della proposta è presentato come un contratto, un “bargain”, secondo la logica del do ut des. Un approccio ben diverso da quello della cooperazione allo sviluppo, che richiede di affrontare bisogni e tutelare diritti senza contropartite, puntando a migliorare le condizioni di vita come e dove necessario.

“Va riconosciuta al governo italiano la volontà di rilanciare la cooperazione con l’Africa e portare al tavolo del G7 la questione migranti, dopo averla condivisa con i leader europei. Gestire l’emergenza migranti con un approccio negoziale significherebbe però fare un salto nel passato e non affrontare le cause alla radice delle migrazioni di massa. Il documento del nostro Paese è chiaro, tanto da non nascondere che la questione essenziale è l’impatto dei flussi migratori sull’Europa”, dichiara Luca De Fraia, segretario generale aggiunto di ActionAid Italia. “Le cause all’origine delle migrazioni restano invece in secondo piano. Il governo italiano, prossimo presidente del G7, ha ancora tempo per rielaborare la sua proposta distinguendo in modo chiaro la cooperazione allo sviluppo da altre forme di partenariato” .

Il migration compact si concentra sul contenimento dei fenomeni migratori piuttosto che sulla loro risoluzione, come si comprende dall’enfasi posta sul ruolo dei “Paesi terzi”, ai quali si chiede di implementare programmi di rimpatrio, collaborare con la polizia di frontiera europea, istituire anagrafiche elettroniche e creare strutture per i richiedenti asilo. Non mancano inoltre avvisaglie del fatto che le politiche di cooperazione allo sviluppo possano servire interessi militari e di sicurezza.

 Affrontare alla radice le cause delle migrazioni significa rilanciare la cooperazione con l’Africa, come ha promesso il premier Renzi in vista del G7 a guida italiana del 2017. L’Italia è ancora all’ultimo posto tra i paesi G7 non solo per l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo complessivo, ma anche per gli aiuti ai cosiddetti Paesi Meno Avanzati (PMA) e agli Stati Fragili, sebbene questi ultimi siano stati identificati come prioritari. “Se il piano di rilancio della cooperazione del governo appare frutto di una sincera volontà, per restare credibile non potrà rimandare all’infinito il nodo delle risorse. La prossima presidenza italiana del G7 offre un’ottima opportunità per cominciare a tradurre le promesse in realtà“, conclude De Fraia.

Per ulteriori informazioni: Ufficio Pubbliche Relazioni e Media ActionAid Italia International

In Giappone:

Gabriele Carchella, Addetto Stampa cell: 349 7603724 email: gabriele.carchella@actionaid.org

A Roma: 

Francesca Landi, Capo Unità Relazioni Pubbliche e Media Tel. 06 45200526 – Cell. 3355478571 francesca.landi@actionaid.org

Barbara Antonelli, Information Officer  Tel 06 45200526 – Cell. 3385706446 barbara.antonelli@actionaid.org

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Da Renzi ci aspettiamo un Vertice vero nel 2017.

20160526_093325Dal Media Centre id Ise-Shima – 26 maggio. Matteo Renzi si avvicina al Vertice di Ise-Shima che inizia ufficialmente tra qualche ora e coglie l’occasione, anticipando i temi che porterà nella discussione con gli altri leader dei Paesi G7, con un’attenzione anche al Summit che l’Italia dovrà ospitare il prossimo, sotto la sua guida. Dai primi lanci stampa, la località del Vertice è tema di discussione: è tradizione che ci sia un annuncio a conclusione del Summit della Presidenza uscente; ben piazzata è la Sicilia, che avrebbe il vantaggio di essere il simbolo di tante delle sfide con le quale fare in conti, a partire dal tema dei migranti. La cosa che conta è che anche per la logistica ci sia un cambio di passo rispetto alle vicende del 2009, di La Maddalena e L’Aquila: scelte chiare e gestione trasparente. E un Vertice vero, non una breve passarella: un Summit aperto ai media e alla società civile. Fra i temi annunciati, bene l’attenzione all’immigrazione e all’Africa: quale Paese meglio dell’Italia può affrontare questi temi., visto il la posizione e il ruolo di frontiera che abbiamo svolto anche in questi anni? Bene anche la richiesta di una politica espansiva a livello globale ed Europeo. I temi sono collegati: infatti, le spese per la gestione della crisi dei rifugiati dovrebbero essere escluse dal calcolo del deficit dei Paesi EU; come si può pensare di penalizzare la solidarietà verso chi scappa da guerra e povertà? ldf

G7 Ise Shima – Renzi alla prova internazionale

20160525_151124Comunicato stampa G7 di Ise-Shima – ActionAid: Renzi vada oltre gli annunci. Necessaria una road map in vista del prossimo Vertice

Il nostro Paese è ancora all’ultimo posto tra i sette grandi per aiuti ai paesi in via di sviluppo

Ise-Shima (Giappone), 25.05.2016 – Mantenere gli impegni presi, definendo scadenze e azioni concrete per il rafforzamento della cooperazione e del ruolo dell’Italia nella comunità internazionale. Con il Summit di Ise‑Shima, per il governo Italiano è giunto il momento dei fatti: oltre all’attesa per conoscere la sede del Vertice 2017, che il premier Renzi potrebbe già annunciare nel corso della trasferta in Giappone, il G7 che inizia domani è una tappa cruciale di avvicinamento al prossimo Summit a guida italiana.

Il Governo italiano ha fissato da tempo il proprio obiettivo: lo scorso luglio, intervenendo alla Conferenza internazionale sulla finanza per lo sviluppo di Addis Abeba, il premier Renzi ha dichiarato che la cooperazione del nostro Paese non può essere l’ultima fra quelle dei grandi del mondo. Secondo il Presidente del Consiglio, l’Italia deve arrivare al quarto posto tra i paesi del G7 per Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) entro il 2017. Parole che hanno confermato la rinnovata attenzione ai temi dello sviluppo e della lotta contro la povertà.

Tuttavia, a conti fatti, l’Italia è ancora la “cenerentola” della cooperazione tra i paesi del G7: al netto delle spese sostenute all’interno dei confini nazionali per i rifugiati (“Refugees in donor countries”), che nel 2015 ammontano a 6.997,1 milioni di dollari per i soli Paesi G7, l’Italia si posiziona infatti all’ultimo posto con un rapporto effettivo APS/PNL dello 0,15%.

Preparare al meglio il Vertice G7 italiano è importante: è necessario lavorare affinché la prestazione sia all’altezza della scenografia e delle attese. Chiediamo al Governo italiano di presentare al Summit di Ise-Shima anche il copione per il prossimo Vertice: una road map che indichi in modo chiaro la strada che il nostro Paese intende seguire per mantenere i suoi impegni in tema di cooperazione allo sviluppo, salute globale e lotta contro la fame”, dichiara Luca De Fraia, Segretario Generale Aggiunto di ActionAid Italia.  

L’incremento della voce di spesa “Refugees in donor countries” preoccupa sotto molti aspetti: è fondamentale che tali risorse vengano escluse dal computo dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo, in quanto questi fondi non  arrivano ai Paesi in via di sviluppo, ma vengono spesi nei Paesi donatori che accolgono i rifugiati. ActionAid ritiene essenziale che tale impegno finanziario – che da solo ha determinato il 25,5% dell’APS italiano nel 2015 – sia mantenuto, ma venga contabilizzato sotto la voce accoglienza e non come cooperazione allo sviluppo. Gli aiuti italiani presentano inoltre un problema di dispersione. Il nostro Paese è infatti all’ultimo posto tra i membri del G7 per gli aiuti ai Paesi Meno Avanzati (PMA) (i più poveri, con seri problemi istituzionali e di risorse umane) con circa 171 milioni di dollari. È quindi necessario ridefinire le aree geografiche di intervento destinando maggiori risorse ai Paesi Meno Avanzati.

Il G7 di Ise-Shima è il primo appuntamento con il vertice dei sette grandi dall’adozione dell’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile, lo scorso settembre a New York. La sfida è diventata ancora più ambiziosa e al tempo stesso impegnativa: 17 nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) per i prossimi 15 anni, sono più complessi e articolati dei precedenti Obietti di Sviluppo del Millennio (MDGs). “Il paradigma della cooperazione allo sviluppo è cambiato e il G7 non potrà non tenerne conto. Per raggiungere i nuovi obiettivi, i Paesi del G7 dovranno giocare un ruolo attivo e favorire la nascita di una partnership globale che coinvolga anche la società civile e il settore privato. L’Italia, prossima presidente del G7 e paese in prima linea nell’emergenza migranti, deve essere protagonista attiva della politica internazionale”, conclude De Fraia.

Tra le priorità da affrontare – oltre ai termini tradizionali dell’agenda del G7: sicurezza alimentare, salute, empowerment delle donne – c’è l’emergenza migranti. Nel 2015 il fenomeno migratorio ha raggiunto il suo apice: sono state 60 milioni le migrazioni forzate a livello mondiale; 42.500 persone al giorno sono state costrette a fuggire a causa di guerre o persecuzione dai loro paesi d’origine. Il Vecchio Continente non sembra in grado di arginare il fenomeno, né di concordare politiche di accoglienza e integrazione che tutelino realmente i diritti dei migranti. I Paesi del G7 possono portare un forte valore aggiunto nell’assicurare una coerenza tra la politica di cooperazione allo sviluppo e la politica migratoria in termini di accoglienza, integrazione e valorizzazione dei migranti per il co-sviluppo. In questo senso, non va fatta distinzione alcuna tra migranti economici, richiedenti asilo e migranti ambientali. A tutti devono essere garantiti i medesimi diritti. Fondamentale sarà infine garantire la trasparenza nell’utilizzo dei fondi per i migranti.

 

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Il Media Briefing di ActionAid “La nuova Agenda per lo Sviluppo all’esame del G7. Il ruolo dell’Italia” è disponibile al seguente link:  https://we.tl/DrujimRyfL

Pe ulteriori informazioni: Ufficio Pubbliche Relazioni e Media ActionAid Italia International

In Giappone (Ise-Shima):

Gabriele Carchella, Addetto Stampa cell: 349 7603724 email: gabriele.carchella@actionaid.org

A Roma: 

Francesca Landi, Capo Unità Relazioni Pubbliche e Media Tel. 06 45200526 – Cell. 3355478571 francesca.landi@actionaid.org

Barbara Antonelli, Information Officer  Tel 06 45200526 – Cell. 3385706446 barbara.antonelli@actionaid.org

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The G7 Alternative Summit: this is about us, people’s well-being and development

logo_05May 24th  – joined today the G7 Alernative Summit organized by the Japanese CSO Community in Yokkaichi. I was actually asked to share some messages to bridge this year’s and next year’s Summit, which is to be hosted by Italy. It’d would have not possible not to be impressed by the level of interest and commitment by the participants. The final session was about reporting from the 16 working groups that looked into a wide set of issues from health to youth, from climate changes to the Syria and the refugee crisis. An impressive show of expertise and determination to bring suggestions and concrete proposal in the table. From my end, I shared the feeling their work was clearly pointing to the fact that this whole agenda is about us: development is about people’s wellbeing and people’s interests should be at the centre. The other element was that we’re in this together: by working together we can get our voices heard; this was the case of deb cancellation, global health, food and education initiatives. Thank you Aki, Masaki and the whole lot of colleagues behind this. ldf

Refugee costs: the EU member states will have to take their chances

EU_FlagNov 10th – Ecofin discussed how to manage refugee costs again today.  Minsters heard from the European Commission, which was asked to look into the matter in early Sept. There seems to be some kind of general agreement (http://bit.ly/1SfMRw4) that budget flexibility within the stability pact framework is possible as it is acknowledged the circumstances are exceptional. But, the actual finacial impact of the refugee costs will assessed on ad-hoc basis, by means of ex post analysis and on a 2014 base line; such decisions apply for 2015/2016. This approach may implications for those country that were already planning on fiscal expansion for next year: a more conservative attitudinal would be advisable lest they would face the risk of more of deficit procedures due to costs the Commission is not recognising eligible in an ex post assessment. ldf

Addis Ababa CSO FfD Forum Declaration

CSOs for Financing for Development

We, members of more than 600 civil society organizations and networks from around the world that have been engaged in the process leading up to and including the Third International Conference on Financing for Development (Addis Ababa, July 13-16 2015), convened a CSO Forum in advance of the conference. We have the following reflections and recommendations to convey to the Member States of the United Nations and the international community.

Addis Ababa CSO FfD Forum Declaration – 12 July 2015

Representatives of the CSO FfD Group delivered an abridged version of the Declaration in the opening segment of the July 13 afternoon session of the FfD Plenary. Please find below the CSO Statement:

CSO Statement to FfD Plenary – 13 July 2015

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Third FfD Failing to Finance Development

CSOs for Financing for Development

We, members of hundreds of civil society organizations and networks from around the world engaged in the Third FfD Conference, would like to express our deepest concerns and reservations on the Addis Ababa Action Agenda, based on both our ongoing contributions to the process and the deliberations of the CSO FfD Forum (Addis Ababa, 10-12 July 2015).

CSO Response to FfD Addis Ababa Action Agenda – 16 July 2015

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Cooperazione allo sviluppo ed elezioni 2013, un’accoppiata difficile.

Cooperazione ed elezioni non sembrano essere un’accoppiata vincente. Di cooperazione si è parlato poco, sia nei programmi elettorali sia nelle competizioni alle quali abbiamo assistito fino ad adesso, principalmente nel campo de centro sinistra; a questo proposito riconosciamo a Renzi il fatto di essersi spinto più avanti, inserendo nel suo programma delle indicazioni concrete di riforma del sistema della cooperazione.
Chiaramente, la discussione sulle proposte di riforma della cooperazione, che avevano visto variamente impegnati parlamentari e organizzazioni non governative negli ultimi 9 mesi, si è bruscamente interrotta, senza poter consegnare alla prossima legislatura un testo con il sigillo di almeno uno dei due rami del Parlamento. I pareri sulla bozza di riforma sono diversi, ma un voto dell’Aula sarebbe stata precisa testimonianza dell’importanza del tema cooperazione nei lavori parlamentari.
Le prossime primarie del Pd per i candidati al Parlamento mettono in evidenza possibili nuovi paradossi. In questi giorni si comprende che le primarie sono il meccanismo che premia, giustamente, il rapporto con le circoscrizioni elettorali, o per brevità con i territori. Si verifica anche che i parlamentari che hanno difeso le ragioni della cooperazione e si sono battuti sui temi di politica estera non sempre hanno dietro di se un robusto legame con le circoscrizioni territoriali.
In altre parole, chi lavora su agende nazionali o internazionali fatica a identificarsi con un territorio che possa sostenerlo nell’avventura elettorale. Giusto o sbagliato che sia, in questa fase rischiamo di perdere competenze oltre che persone appassionate al tema della cooperazione e del ruolo dell’Italia nel mondo. Il rimedio al quale di poteva ricorrere per portare nuove competenze in Parlamento potevano essere i cosiddetti listini aperti ai rappresentanti della società civile. Ma l’associazionismo si presenta in ordine sparso, e prevalgono le tradizionali logiche di affinità, piuttosto che un nuovo metodo fondato su partecipazione e competenza.
In questo scenario è difficile anche capire quale sarà l’interesse de nuovi parlamentari per l’agenda internazionale e di cooperazione, visto che in questi giorni si rafforza l’idea che su questi temi non si prendono voti. ldf

Accountability of global initiatives on food security, from AFSI to the New Alliance

The UN Development Cooperation Forum held in Vienna, on Dec 13/14, a policy dialogue on the role of development cooperation in advancing gender equality. The event brought together women leaders and development practitioners from different backgrounds; for the detailed programme,   please  go to http://bit.ly/Uxjese . I put together a few bullet points  for the discussion on accountability mechanisms in the case of global initiatives, with a focus on the role of CSOs; my comments mostly addressed food security to take into account of the Aquila Food Security Initiative and the New Alliance for Food Security and Nutrition.

Here are the bullet points:

  1. This is about resources to support agriculture and to respond to food insecurity. Agriculture is known to be the most resilient sector and one where women farmers play a most critical role. Food has been on the G8 agenda for some time; it was pushed by some NGOs at least from the Japan Summit in 2008, when the food price crisis started to shape.
  2. In 2009, when 40 global leaders endorsed AFSI, most NGOs welcomed this as a step to boost aid for agriculture that over the previous twenty years dwindled to less than 5% of total aid. Also, for the first time ever G8 and other leaders agreed to generate direct support for women farmers.
  3. Problems about reporting and accountability have been just heard. I’d like add this is one of the few occasions where these challenges are being openly debated, which is the opportunity I would like to thank the DCF for.
  4. There is a long record CSOs’ monitoring of G8 commitments. Most recently, the GCAP operated has the focal point that brought together CSOs from different walks of life. Assessment of G8 delivery performance and recommendations were collected at least till 2011 in the “Joint Policy Asks” document, which was a tool to be used at national and global level in influencing work. At the present time, the global level work is lead by the so called  “G8/G20 global working group”, which is a voluntary alliance led by the CSO platform of the host country. Interestingly enough, a CSO preparatory meeting took place this week in Russia, and a report on G20 commitment was just presented.
  5. At Global level there is a significant record of interaction between CSOs and the Sherpa processes, which most often culminates in public meetings called the Civil G8/G20 dialogues.
  6. GCAP and now the G8/G20 working group are broad alliances where the women’s rights and feminist agenda are part and parcel of the organizational set up and political demands.
  7. On food security, it is equally important the role played by FAO and the Commission of food Security, where the CSO constituency is represented by The World Forum of Fish Harvesters & Fish Workers (WFHFF ) the Mouvement International de la Jeunesse Agricole (MIJARC), Indigenous Caucus (ICAZA) and World Alliance of Mobile Indigenous Peoples (WAMIP).
  8. The shift from the AFSI to the new Alliance creates opportunities and challenges. I would now just highlight that with the Alliance the onus of the responsibility has been placed on partner counties. In fact, the Alliance has been presented has a framework whereby Partner countries will lead the development process. This is fully in line with what development advocates have been calling for though this is incomplete as the role of the global community is now uncertain; many in fact argue that the traditional donors have just carved for themselves the role of deal brokers between local governments and the private business, whose participation has been presented as the hall mark of the Alliance.
  9. The shift from AFSI to Alliance poses a number of challenges, including accountability and gender focus. As the Alliance is just beginning to become operational, the relevant accountability processes are just being developed. The focus on women farmers is now been diluted in the national priorities of the countries involved, including Tanzania, Ethiopia and Ghana.
  10. Hence, CSOs, including women and women farmer organizations, will have to take stock of the interplay between the different levels of accountability, from the global to the national and the domestic level. Advocacy work will have to take place at these three levels simultaneously.
  11. There is a lot that can achieved through development cooperation to support domestic accountability processes, starting with enhancing all forms of supports for civil society empowerment. Also, this is a clear case where the full implementation of Busan  which acknowledges the notion of democratic ownership, accountability along with the need to “accelerate efforts” to achieve gender equality – would secure positive progress in the interest of the HRs and women’s rights. END ldf