ActionAid: Africa ‘let down’ by Busan aid agreement

Africa’s priorities were sidelined in a ‘global partnership’ launched at the fourth High Level Forum on Aid Effectiveness, in Busan, says anti-poverty agency ActionAid.

Donors did not agree a target for ending ‘tied aid’ – the practice where donor governments force countries to spend aid on their goods and services and also failed to agree a deadline to put aid through countries’ own systems. Women’s rights were also not prioritized.

Lucia Fry, Aid Policy Advisor at ActionAid said: “An eleventh hour effort brought China to the table but with serious strings attached. The new agreement is voluntary and non-binding for new donors and has ultimately sacrificed the interests of aid-dependent countries.” The charity called for a global agreement on aid to put poor country governments in the driving seat of development. This is what ActionAid calls ‘Real Aid’.

Fry continued: “The impact of Busan on securing more ‘real aid’ is negligible and will disappoint all those who believe in using aid to end aid dependency. What happens in the next six months is crucial. If all parties involved can agree to monitor and report back on key issues like tied aid between now and 2015, something may at least be salvaged from this missed opportunity.”
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Busan si chiude con un accordo politico

Dec 1st.  I  delegati hanno ricevuto di prima mattina una copia della dichiarazione finale di Busan. Un mossa che ha anticipato i tempi  previsti per la giornata. BetterAid ha subito risposto  con un  comunicato stampa che mette in evidenza il potenziale politico collegato alla partecipazione di Cina, Brasile, India e Sudafrica in un accordo complessivo per un’“effective” cooperazione allo sviluppo. Ma la posizione delle ONG  è anche chiara nell’esprimere il disappunto in merito al fatto che Busan non introduce che pochi obiettivi tangibile e verificabili.

Il punto contenzioso è la portata operativa dell’art2, alla conclusione del quale si legge che nel caso delle attività di cooperazione realizzate da Cina e gli altri Paesi Brics “i principi, gli impegni e le azioni concordate con questo documento” si applicano su base volontarietà. Si tratta di  una formula che supera l’approccio fondato su le “responsabilità differenziate”, che è comunque basato su principi condivisi. Rendere volontaria  l’adesione al  sistema dei  principi per il governo del sistema degli aiuti e della cooperazione,rappresenta quindi un potenziale e  problematico passo indietro.

La portata dell’accordo di Busan è quindi messa in discussione rispetto al tema della partecipazione dei nuovi donatori. Sul fronte dei donatori tradizionali la questione si pone in modo differente, ovvero se questa conferenza definisce un sistema di impegni e obiettivi che possa garantire l’implementazione delle dichiarazioni di Parigi e Accra, che in questi anni hanno visto solamente un limitato progresso. Sotto questo punto di vista, la vera novità à nel campo della trasparenza. L’iniziativa internazionale per la trasparenza (IATI) ha ricevuto ulteriore sostegno, con la decisione annunciata da Hilary Clinton dell’adesione degli Stati Uniti a questo standard, che porta a più del 70% il totale degli aiuti che saranno monitorati dall’IATI.

L’accordo di Busan segnala la maturazione di un processo di globalizzazione nel settore degli aiuti e cooperazione che riflette dinamiche analoghe in altri settori della governance mondiale, in particolare nell’economia e nella finanza. Nei prossimi mesi, importanti aspetti dell’accordo di Busan dovranno essere negoziati e concordati, specialmente per quello che riguarda gli indicatori e i sistemi di monitoraggio a livello globale. Bisognerà anche definire i meccanismi di funzionamento del Global Partnership che viene annunciata oggi. Proprio su questo si può un fare un ultimo commento, questa volta di segno positivo. Infatti, le Nazioni Unite, attraverso il Development Cooperation Forum, sono state chiamate ad avere un ruolo di “implementazione” degli accordi di Busan.