La Cina lascia il segno a Busan.

Dec 1st. La Cina lascia il segno alla conferenza di Busan sull’efficacia degli aiuti e della cooperazione allo sviluppo, che si chiude oggi. Le ultime ore di negoziato e di discussioni sul documento conclusivo sono state dominate dalle scelte dei BRIC, ovvero Brasile, India e Cina. L’opposizione della Cina a qualsiasi tipo di accordo si è materializzata stando alle ultimissime che dovranno esser confermate dalla presentazione del testo finale in un articolo che rende i contenuti della dichiarazione di Busan “volontari”nel caso della cooperazione Sud Sud.  In buona sostanza i BRIC nelle loro relazioni di cooperazione con i Paesi del Sud del mondo non saranno chiamati necessariamente ad adeguarsi ai principi che invece valer per i donatori tradizionali. ldf

Busan ai blocchi di partenza. Ma la Cina corre da sola.

In Corea si discuterà nei prossimi giorni di come rendere più efficacie il sistema degli aiuti e della cooperazione internazionale. Si apre, infatti, oggi  a Busan la quarta conferenza sull’efficacia degli aiuti, che riunirà i delegati e i ministri di più 100 Paesi con l’obiettivo di misurare i progressi della comunità internazionale nella realizzazione dei principi adottati dalle conferenze internazionali di Roma, Parigi e più recentemente ad Accra nel 2009.

Ma non si tratta soltanto di fare il punto della situazione ed oliare un meccanismo che richiede, invece, di essere ripensato. A Busan si dovrebbe fare molto di più: l’ambizione è quella di portare dentro il sistema che governa gli aiuti anche i nuovi giocatori, principalmente la Cina e gli altri Paesi emergenti. Il colosso cinese è accreditato dalla Banca Mondiale di poco più di 2 miliardi di dollari in aiuti in 2009, con un incremento del 400% nei precedenti dieci anni. Nonostante si stratti di meno del 2% del totale degli aiuti, la direzione di marcia presa dal governo di Pechino ha impressionato la comunità internazionale, che cerca quindi di ricondurre queste attività alle migliori pratiche delle comunità internazionali, per il rispetto delle priorità dei Paesi partner e la massimizzazione dei risultati per la della riduzione della povertà.

Non solo. L’obiettivo ambizioso è anche quello di passare da un sistema centrato sulla nozione dell’efficacia degli aiuti a quello che guarda all’efficacia della cooperazione allo sviluppo nel suo complesso. Un passaggio di un certo peso per la comunità internazionale e che guarda al ruolo dei soggetti del mondo dell’imprese come agenti di sviluppo, e insite sul nesso fra sviluppo e crescita. Proprio questo passaggio è quello che risulta meno accettabile per molte delle organizzazioni non governative che seguiranno il Vertice nei prossimi giorni. Infatti, se può essere accettabile sostenere un documento conclusivo dai contenuti imprecisi e dal futuro incerto, per le ONG è meno credibile essere incluse nel novero di quelli che accettano una dichiarazione che sostiene che lo sviluppo (development) è guidato dalla crescita (growth). Per certi versi si tratterebbe di anteporre i mezzi ai fini.

Il negoziato sul testo della dichiarazione finale di Busan va avanti anche in queste ore. Le organizzazioni non governative hanno partecipato a questo processo; in questo senso, si tratta forse di una prima assoluta. Adesso devono fare i conti con l’assenza di progressi su questioni fondamentali, come nel caso della fine dell’aiuto legato e il pieno sostegno delle priorità dei Paesi partner da parte dei donatori. La questione del vincolo dello sviluppo alla crescita non è ancora risolta.

Ma l’ultimissima è proprio che la Cina ha deciso di non entrare nella Global Partneship che dovrebbe essere annunciata a Busan. ldf

 

Busan: when the going gets tough…

Busan, Nov 25th. We know a lot about the final conclusions of the HLF4 thanks to the Sherpa process that worked on the Busan Outcome Document, now available in  its 5th draft. There is just  one Sherpa meeting left (on 28th) before the actual High Level forum starts; this means that this is no time to talk about changing some words here or there.

We focused, in fact, on the big things that may prevent CSOs from staying  in the room till the conclusions. That’s why we talked  about walk-out issues and the most critical one  seems to be para 26 where  development comes second to growth;  NGOs  will propose a different order of issues: first, development takes place only and through a HRBA (HRBA is not getting much of traction in the governments’ camp); second, development is supported (not driven) by inclusive growth. Other critical areas include para 30 on the role of the private sector, which needs to be rebalanced where it is said now that the private business should design and implement development policies. Also, we would like the title not to be narrowly focused on development cooperation and, when it comes to those endorsing the declaration, three should be a reference to “civic organizations” as we think the “private organizations” category now in the draft is too large a group, mixing up profit and not for profit.  LDF

Le ONG: lasciare la conferenza di Busan se le conclusioni non cambiano.

I lavori delle organizzazioni non governative a Busan, alla conferenza sulla qualità degli aiuti, sono appena avviati e già si punta al sodo. I contenuti del quinta bozza della dichiarazione finale della conferenza e gli ultimi incontri dei “negoziatori” danno un’indicazione di quali sono le questioni che potrebbero deviare il corso dell’HLF4. In questa fase non parliamo più di qualche parola per cambiare parti di testo. Siamo andati a vedere le questioni di fondo. Il tema sul quale potremmo decidere di rompere è quella della crescita (growth). Il testo attuale lascia pensare che ci possa esser un mutuo scambio tra sviluppo (development) e crescita (growth) quando per noi è chiaro che gli obiettivi dello sviluppo, della riduzione della povertà e delle ineguaglianze devono ispirare le politiche di crescita economica, e non il contrario.

Le ONG alla prova di Busan.

Siamo alla vigilia della  conferenza internazionale sull’efficacia degli aiuti e delle politiche di cooperazione internazionale: il quarto High Level Forum on Aid Effectiveness, che viene ospitato a Busan, in Corea. Fra i tanti  Summit internazionali, questo è forse quello nel quale le organizzazioni non governative hanno avuto un maggiore peso. Sono entrate nella stanza dove si è discusso del documento finale, partecipando alle ultime fasi del negoziato ancora in corso. Nessuno si illude che il peso dei rappresentanti  delle organizzazioni della società civile sia simile a quello di governi autorevoli e potenti. Ma è il segno dei tempi.

Ci pensa la Banca Mondiale a ricordarci, in un paper preparato proprio per Busan, che gli aiuti da privati possono valere tra i 20 ai 50 miliardi di dollari all’anno (su un totale per il 2009 di 119 mld), a seconda del tipo organizzazione che mettiamo nel conto. Di più di quanto i  donatori tradizionali possano fare singolarmente, e più di tutto quello che i nuovi donatori, inclusa Cina e Brasile, investono in di aiuti.

Il posto al tavolo di Busan le ONG se lo sono guadagnato. Dobbiamo fare valere il nostro peso anche in queste ore, quando affrontare la  questione della adesione  ufficiale al documento finale di Busan, per  risolverla  senza ambiguità. ldf

Governo Monti, ministro Riccardi per la cooperazione. Novità assolute.

Dopo tre anni e mezzo, il Governo Berlusconi ha lasciato il posto al gabinetto Monti (http://bit.ly/w1NohK ) , che ci consegna diverse novità. Fra queste, la nomina di un ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio. Un ministero senza portafoglio, che dovrebbe vuol dire senza un budget operativo. Uno degli aspetti da chiarire sarà proprio la relazione con il Min. Esteri. Certo, sarebbe un bel segnale se il nuovo ministro decidesse di partecipare a Busan.

Il cambio di passo è considerevole. Scegliere di dare profilo politico alla cooperazione in un momento di crisi politica e finanziaria è un fatto di portata storica. Fa giustizia dei ragionamenti molto popolari in questi anni, ovvero che la cooperazione non interessa a e che non sarebbe potuto mai diventare un pezzo forte dell’azione di governo. In maniera inaspettata, una delle richieste delle ONG si è materializzata: un incarico di governo per la cooperazione. Non ci dovrebbero essere più alibi per evitare di inserire stabilmente e visibilmente la cooperazione nei programmi di governo. ldf

Bye bye presidenzialismo all’italiana?

Bye bye presidenzialismo in Italia? Il passaggio istituzionale che stiamo vivendo oggi in Italia è centrato sulla funzione e l’azione del Presidente della Repubblica. Cerchiamo di immaginare cosa sarebbe potuto accadere se in Italia ci fosse stato un sistema privo della distinzione tra capo del governo e capo dello stato. Il cambio di guardia di queste ore la sostituzione del primo ministro e il rilancio di una nuova guida per un nuovo governo – sarebbe stato forse possibile soltanto con un costo più alto, in termini di tensioni sociali, politiche ed economi. Alla luce di questi fatti, le pulsioni presidenzialiste in Italia potranno essere archiviate?

Il G20 campione delle sviluppo?

FT: i leader del G20 non hanno potuto fare niente di fronte a Berlusconi e Papandreu. In realtà l’editoriale del 5 novembre (quello reso famoso per il suo “in the name of God and Italy, go!”) si spinge a dire che i leader più potenti del mondo erano “powerless” di fronte ai premier di Italia e Grecia. Nulla di cui di essere fieri anche se posso dire che avevo, modestamente, anticipato questa valutazione quando sottolineavo che le ambizioni della Francai avevano dovuto fare i conti con la crisi economica alle porte di casa. Ma se il G20 non riesce a fare la sua parte come campione dello sviluppo per tutti, forse bisognerà guardare altrove, e forse rispolverare il G8. ldf

G20 Cannes. Finito il Vertice. W il Messico!

Siamo alla fine del Vertice. Leggiamo di corsa i documenti conclusivi (http://to.ly/bnyb) . Cosa possiamo dire? Meglio pensare al futuro e dire che al Messico, un Paese emergente, toccherà compito di chiudere su una serie di agende importanti: riserve alimentari, rilancio degli investimenti per l’agricoltura, realizzazione di un sistema di tassazione sulle transazioni finanziarie. Ma dov’è finita la grandeur francese? Consumata dai venti di crisi, dalla Grecia e dall’Italia.

Appunto, l’Italia. Il G20 non fa sconti: i Paesi sviluppati devono mantenere gli impegni e versare gli aiuti promessi. Per il nostro Paese si tratta di un debito di 22 miliardi di dollari, accumulato negli ultimi dieci anni. Chiunque governerà nei prossimi anni dovrà correre in salita per recuperare il terreno perduto.

Se volete: http://www.youtube.com/watch?v=z1yXKc-pkiU&feature=fvwrel

G20 – Cannes. Berlusconi chiarisce: non siamo sotto la tutela del FMI.

Le notizie si accavallano e adesso si parla di una missione in Italia della Commissione Europea per i prossimi giorni per verificare l’andamento del pacchetto di misure che il Governo ha promesso di realizzare per rispondere alla crisi di credibilità del Paese. Come Sarkozy e gli altri leader hanno ricordato ieri, la questione non è la bontà del piano ma quanto la capacità di implementarlo.

E’ tempo della conferenza stampa di Berlusconi. Si parla solamente dei problemi di casa nostra, e non c’è spazio per capire cosa l’Italia vuole fare per l’agenda dello sviluppo. Per il nostro presidente del consiglio il Fondo Monetario Internazionale funzionerà come “un’agenzia di certificazione”. Non si tratta di “monitoraggio” e il nostro Paese non è sotto sorveglianza, a sentire il capo del governo, che aggiunge che la crisi di credibilità del Paese è colpa della storia di questi anni, e non è una crisi di credibilità delle persone che hanno adesso responsabilità di governo.